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Allarme criminalità in Friuli. Nella regione clan mafiosi e basi per trafficanti d'armi.

Alarm zaradi kriminalitete v Furlaniji. V deželi mafijski klani in baze preprodajalcev orožja.

Roma 02 . 02 . 1993

POVZETEK | ESTRATTO

ita

Per questo il Pds ha nuovamente lanciato l' "allarme Friuli". E lo ha fatto nella maniera più forte: mandando a Udine una delegazione parlamentare composta dal senatore Massimo Brutti, responsabile giustizia e componente della commissione antimafia, dalsenatore Darko Bratina e dall'europarlamentare Giorgio Rossetti, autore di un'importante relazione sul traffico di armi tra Italia e paesi onentali.

slo

Za PDS je spet “alarm Furlanija”. In to je stranka storila na najodmevnejši način: v Videm je poslala parlamentarno delegacijo s senatorjem Massimom Bruttijem, odgovornim za pravosodje in članom protimafijske komisije, s senatorjem Darkom Bratino in evroparlamentarcem Giorgiom Rossettijem, avtorjem pomembnega poročila o trgovanju z orožjem med Italijo in vzhodnimi državami. 

ARTICOLO ESTRATTO DA "L'UNITÀ"

«Il Friuli Venezia Giulia è una delle zone ad alto rischio di infiltrazione mafiosa, dove già esistono forme di connivenza tra trafficanti di armi e settori istituzionali». La denuncia è della delegazione antimafia del Pds in visita nella regione. Il senatore Brutti: «Il governo non ha ancora risposto alla nostra interpellanza su Schaudinn e Licata». Il sospetto è che abbiano goduto della protezione dei servizi segreti.

UDINE.

Come la Puglia, anche il Friuli Venezia Giulia è diventato una terra di azione di malavitosi, trafficanti e mafiosi. Un territorio che si sta trasformando sempre di più in una «base» per i grossi commerci illegali di armi ed esplosivi e per i rapporti di scambio, illeciti, con i paesi dell’est, in pomo luogo quelli dell’ex Jugoslavia. Tutto questo mentre cresce il sospetto che settori «deviati» dei servizi segreti italiani stiano lavorando a protezione di malavitosi e latitanti. Insomma: è maturata lentamente una situazione a dir poco allarmante che, se non affrontata in tempo, può portare all’imbarbarimento della vita civile e, quel che e peggio, alla creazione di un’economia basata sul crimine e sull’illegalità. Per questo il Pds ha nuovamente lanciato l’«allarme» Friuli. E lo ha fatto nella maniera più forte: mandando a Udine una delegazione parlamentare composta dal senatore Massimo Brutti, responsabile giustizia e componente della commissione antimafia, dal senatore Darko Bratina e dall’europarlamentare Giorgio Rossetti, autore di un’importante relazione sul traffico di armi tra Italia e paesi orientali.

«Sia il direttore del Sismi Pucci sia il Procuratore fiorentino Vigna hanno confermato la presenza di Schaudinn e Licata in Croazia…»

Senatore Massimo Brutti

Le circostanze che hanno portato il Pds a denunciare il rischio di infiltrazione mafiosa e le collusioni istituzionali sono numerose e circostanziate. La più significativa – già segnalata fin da settembre dall’Unità – è l’esistenza di un «corridoio» del traffico di armi ed esplosivi che, tramite il Friuli, collega la Croazia alla Sicilia. Un canale attraverso il quale gli arsenali di Cosa Nostra sono stati riforniti di missili terra-aria e di esplosivo. A gestire il traffico sono due latitanti eccellenti come Frederich Schaudinn, condannato per la strage del rapido 904CONTESTUALIZZAZIONEStrage del Rapido 904 o strage di Natale è il nome attribuito a un attentato dinamitardo avvenuto il 23 dicembre 1984  e legato a Pippo Calò, e Giovanbattista Licata, esponente del clan Fidanzati. Due personaggi che sarebbero «protetti» da alcuni settori dei servizi segreti. «Sia il direttore del Sismi Pucci (che però ha negato qualsiasi connivenza, ndr) sia il Procuratore fiorentino Vigna – ha dichiarato il senatore Massimo Brutti – hanno confermato la presenza di Schaudinn e Licata in Croazia, dove lavorano anche per conto dei gruppi fascisti degli Ustascia. Ed è confermato che esiste un collegamento tra quei trafficanti e la mafia. Già da tempo su questa vicenda abbiamo presentato un’interpellanza che non ha avuto ancora risposta. Ne presenteremo un’altra, perché vogliamo che il governo ci dica cosa si sta facendo per contrastare questa situazione cosi pericolosa».

Finora, però, i segnali sono poco rassicuranti. In agosto il capo del Gico della Finanza del Friuli, Vincenzo Cerceo, che indagava sul traffico di armi ed aveva presentato un rapporto in cui si parlava del ruolo di Schaudinn nel traffico di armi, è stato rimosso dall’incarico e, addirittura, un mese dopo è stato sottoposto ad una visita psichiatrica. Nel frattempo un’operazione finalizzata alla cattura dell’artificiere cella strage del 904 è stata fatta fallire. Nello stesso periodo uomini legati ai servizi hanno fatto pressioni per far si che non si indagasse troppo sugli affari di Licata, «gestore», tra le altre cose, di un commercio di missili «stinger», dello stesso tipo di quello utilizzato in Bosnia per abbattere il G222 italiano. Infine la dirigente della Digos di Udine, Motta, è stata sollevata dall’incarico proprio nel momento più delicato di un’indagine sul traffico di armi, riconducibile allo stesso filone Schaudinn-Licata.

«Presenteremo un’interrogazione. Vogliamo sapere perché sono stati decisi quei trasferimenti proprio nella fase più difficile di due indagini cosi delicate»

Senatore Massimo Brutti

Coincidenze? Pochi ne sono convinti. Sembra piuttosto che esistano alcune situazione sulle quali è vietato mettere il naso. Anche su questo punto specifico il Pds è deciso ad andare fino in fondo. «Presenteremo un’interrogazione – ha dichiarato il senatore Brutti – Vogliamo sapere perché sono stati decisi quei trasferimenti proprio nella fase più difficile di due indagini cosi delicate». Interrogazioni sulle quali il Pds pretende risposte precise e non di circostanza. Proprio perché, sostiene la Quercia, le collusioni che già esistono in Friuli tra una parte delle istituzioni e criminalità mafiosa devono essere spezzate senza perdere un solo minuto.

Inviato: Gianni Cipriani

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