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Al senato il Pds critica il governo. Il segretario di Stato Usa ipotizza azioni militari.

V senatu PDS kritizira vlado. Ameriški državni sekretar hipotizira vojaške akcije.

Roma 23 . 05 . 1992

POVZETEK | ESTRATTO

ita

Il Pds ha posto ad esso un obiettivo concretro e urgente: «Fermare - ha detto Bratina - la guerra con tutti i mezzi e quindi bloccare le forniture di armamenti e assicurare il rispetto dell'integrità territoriale e dei confini tra le varie repubbliche, garantendo nel contempo i diritti delle minoranze in qualunque parte dell'ex Jugoslavia esse vivano»

slo

Stranka PDS mu je postavila konkreten in nujen cilj: «Ustaviti – je rekel Bratina – vojno z vsemi sredstvi, ustaviti dobavo orožja in zagotoviti upoštevanje celovitosti ozemlja in meja med republikami, s sočasno zagotovitvijo pravic manjšinam v katerem koli delu nekdanje Jugoslavije.»

ARTICOLO ESTRATTO DA "L'UNITÀ"

Bush risponde ad Andreotti: è la Comunità europea «nella posizione migliore per guidare la ricerca di una soluzione per la crisi bosniaca». Il presidente Usa annuncia nuovi aiuti. Baker intanto, da Londra, ipotizza un’azione militare internazionale contro i Serbi se falliranno le azioni politiche, diplomatiche ed economiche. Critiche del Pds alla «linea politica debole» della Farnesina.

ROMA

È la Comunità europea a trovarsi «nella posizione migliore per guidare la ricerca di una soluzione per la crisi bosniaca, è qui il senso politico della posizione degli Stati Uniti spiegata da George Bush in una lettera a Giulio Andreotti in risposti al messaggio del presidente del Consiglio italiano del 18 maggio scorso. Diverso invece il tono delle dichiarazioni che il segretario di Stato James Baker ha rilasciato ieri sera a Londra, dove ha anche annunciato che Washington chiuderà due dei tre consolati jugoslavi negli Usa e che l’ambasciatore americano non tornerà a Belgrado. «Se dovessero fallire tutte le azioni politiche, diplomatine ed economiche – ha poi dichiarato – bisognerebbe ipotizzare un’azione militare internazionale contro i Serbi».

«[…] Abbiamo messo in atto un’azione volta a convincere i più riluttanti ad operare in modo molto forte. Oltre questo, pero, non si può andare»

ministro degli Esteri Gianni De Michelis

L’annuncio che il presidente Bush aveva dato in risposta al governo italiano l’ha fornita ieri mattina il ministro degli Esteri Gianni De Michelis in un’affollata aula del Senato convocata straordinariamente proprio per discutere la tragedia delle comunità dell’ex Jugoslavia. Dal banco del governo – affiancato da Margherita Boniver, ministro per l’Emigrazione – il titolare della Farnesina ha dato risposta alle 11 interrogazioni parlamentari presentate in questi giorni ed ha aggiornato il Parlamento sugli ultimi sviluppi della drammatica situazione bosniaca spiegando anche la posizione del governo italiano. «L’Italia – ha detto De Michelis – è alla testa di quei Paesi che chiedono che l’azione politico-diplomatica sanzionatoria sia accelerata e portata al massimo livello. Abbiamo messo in atto un’azione volta a convincere i più riluttanti ad operare in modo molto forte. Oltre questo, pero, non si può andare». E in effetti il ministro degli Esteri, non si è spinto oltre ammettendo anzi tutte le difficoltà (diplomatiche, politiche e pratiche) che si frappongono all’attuazione di «un blocco aereo e navale di carattere militare» per il suo «indubbio significato offensivo» e non ha nascosto quanto poco agevole appaia il ricorso alle procedure dell’articolo 7 della Carta dell’Onu.

Ma c’è una precondizione al dispiegamento delle iniziative politiche internazionali: un cessate il fuoco «abbastanza stabilizzato», cosi lo ha definito De Michelis. Intanto la situazione resta «al di là dell’immaginabile e di grandissima emergenza». La Croazia e la Slovenia «hanno ormai superato la soglia di sopportabilità». – L’Italia è fatta oggetto di innumerevoli appelli. Come rispondere? Secondo due principi: ottenere una risposta coordinata dal massimo numero di Paesi; creare le strutture di accoglimento in loco, senza disperderle in tutta Europa. Si tenta anche di realizzare un «corridoio umanitario» per allontanare donne e bambini dalle zone di più aspro conflitto: progetto non facile da realizzare per «le disastrose condizioni dell’aeroporto di Sarajevo». Questo complesso di difficoltà ha indotto De Michelis ad un’amara costatazione:

«Tutto quanto si sta facendo è ben al di sotto della drammaticità della situazione eppure non sembrano percorribili strade diverse che richiederebbero il travalicamento delle regole che presiedono alla comunità internazionale»

Non è apparso dunque fuori luogo il giudizio espresso in aula dal Pds, con l’intervento di Diodato Bratina, sulla «linea politica debole» perseguita dal governo italiano. Il Pds ha posto ad esso un obiettivo concreto e urgente: «Fermare – ha detto Bratina – la guerra con tutti i mezzi e quindi bloccare le forniture di armamenti e assicurare il rispetto dell’integrità territoriale e dei confini tra le varie repubbliche, garantendo nel contempo i diritti delle minoranze in qualunque parte dell’ex Jugoslavia esse vivano». Proprio sulla questione dei profughi insiste in modo particolare George Bush nella lettera a Giulio Andreotti. Sul piano politico – fa intendere il presidente degli Stati Uniti – quella della ex Jugoslavia è una matassa che deve sbrogliare l’Europa. Bush ha coniugato questa prudente posizione con la richiesta di «una risposta concertata da parte della comunità internazionale». Per quanto riguarda gli aiuti, dopo lo stanziamento di otto milioni di dollari, gli Usa annunceranno «tra breve un altro rilevante contributo» diretto «ad appoggiare le attività dell’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, della Croce Rossa internazionale e delle altre agenzie che agiscono in loco».

Dopo aver diffuso il testo della lettera, la Farnesina ha reso noto che il Segretario di Stato americano James Baker si è detto disponibile ad incontrare a Lisbona il ministro degli Esteri italiano (in occasione dell’incontro tra europei ed americani dedicata agli aiuti all’ex-Urss). L’appuntamento di Lisbona non è l’unico di questi giorni: a Vienna si riuniscono i Paesi del Centro Europa e nella stessa capitale lusitana si incontreranno i rappresentanti Cee per l’immigrazione e a Bruxelles si svolgerà la riunione del Comitato politico della Comunità Europea.

Giuseppe F. Mennella

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